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GRANDE SUCCESSO PER IL NOSTRO LABORATORIO TEATRALE

19 maggio 2014
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Trama intricata e amorosa perfetta per noi alunni del corso prolungato

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di  YESE LEALI & MARIN MOUSTAFA

Quest’ anno come ogni anno le classi del tempo prolungato, cioè 3A, 2B, 2A e 1A hanno messo in scena  il loro spettacolo teatrale dal titolo“Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare,  realizzato dal regista Fabio Gandossi con la collaborazione delle professoresse Melone e Tranquilli.

La preparazione per lo spettacolo è iniziata ancora a gennaio, quando ogni alunno ha scelto come partecipare. Si poteva scegliere tra  balletto, recitazione,scenografie/costumi e musica. In seguito il regista ha deciso ha chi affidare i ruoli dei vari personaggi spiegandoci la trama. Dopo aver scoperto l’assurda e intricata trama, ci siamo messi tutti al lavoro, dato che ognuno aveva ricevuto una parte nello spettacolo: gli attori si sono calati nei loro ruoli  e
hanno lavorato con l’aiuto del regista Fabio Gandossi e la supervisione della prof. Melone; gli scenografi hanno creato un maestoso albero con gli ombrelli aiutati dall’educatore Marco Zaini, mentre i costumisti hanno realizzato i vestiti di scena con l’aiuto della prof. Tranquilli; i ballerini hanno ballato sulle note della canzone Thriller di M. Jackson ideando una coreografia con l’aiuto dell’insegnante di danza Antonella Mandanici; i musicisti hanno suonato vari brani con la collaborazione del prof. Enrico Raggi.

Lo spettacolo si è svolto la sera del 10 maggio, presso l’Auditorium Paolo Ceccato alle 20:45 ed è durato 90 minuti.
Prima dell’inizio dello spettacolo a truccare  e pettinare gli attori e i ballerini  sono venuti gli alunni di quarta
superiore del centro di formazione professionale Educo di Brescia.
Pochi minuti all’inizio, gli attori, prima di entrare in scena erano  agitati e speravano che il discorso degli
assessori non finisse più. Alla fine hanno  recitato tutti con grande maestria, le emozioni provate quel giorno non le può capire nessuno. In ogni caso ce l’abbiamo fatta siamo stati bravi e ne è valsa la pena, perché infondo ci siamo divertiti tutti, ognuno a modo suo.

EMERGENZA EBOLA

15 maggio 2014
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Casi di contagio tra Guinea e Liberia: cresce la paura che il virus si diffonda.

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di Luca Leali e Ulisses Rodriguez

La Guinea sta fronteggiando un’epidemia senza precedenti di febbre emorragica con numerosi  decessicertamente provocati dal virus Ebola. Questa malattia ha colpito molte città nel Sud e in alcuni casi nella Capitale. “Medici senza frontiere” è intervenuta in quasi tutte le epidemie conclamate da virus Ebola degli ultimi anni, ma erano molto più concentrate e riguardavano luoghi più isolati. Stavolta i casi sono disseminati in un’area molto vasta e ciò complica moltissimo il lavoro delle organizzazioni che stanno cercando di bloccare l’epidemia. In Guinea la febbre emorragica virale ha colpito 122 persone da gennaio; la metà dei morti abitava nella capitale, Conakry, e l’altra metà in due città del Sud, Gueckedou e Macenta. Numerosi altri casi sospetti, alcuni dei quali mortali, sono stati segnalati in Liberia e in Sierra Leone, Paesi confinanti con la Guinea.

Questo virus è altamente contagioso e mortale nella maggior parte dei casi. Si può essere contagiati con il contatto di pipistrelli e piccoli animali della foresta . Si trasmette per contatto diretto con sangue, liquidi biologici e tessuti di soggetti infettati, uomini o animali, vivi o morti che siano. Secondo il governo della Guinea, il virus è la forma più aggressiva e la più mortale delle cinque varianti della famiglia di filovirus che provocano l’Ebola.

Ebola è quindi tra i virus più temibili. Comparso con i primi focolai in Sudan e Zaire nel 1976,  ha mostrato da subito la sua potenza letale tanto che è uno dei più temuti virus sul fronte del bioterrorismo, capaci di uccidere dal 50 al 90% delle persone infettate. Il virus ‘terrorizza’ l’Africa, avendo dalla sua anche le pessime condizioni sanitarie delle regioni in cui spesso compaiono focolai di infezione.

Negli ultimi giorni gli sbarchi di migranti provenienti da scenari di guerra e dalle zone africane in generale stanno intensificandosi e quindi sta aumentando il rischio di contagio dell’ebola. Il codice rosso è scattato anche negli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona, principali scali dei voli provenienti dall’Africa per paura della diffusione del virus.

Per questo virus, al momento, non esistono né vaccini né cure e si stanno effettuando ricerche.

LA NOSTRA SCUOLA TRA LUCI ED OMBRE

15 maggio 2014
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di Ivan Bergamini e Enrica Turina

La scuola e la formazione in genere sono il motore dello sviluppo di un paese  e il loro stato fornisce un indicatore prezioso. Dai dati emerge una situazione dell’edilizia scolastica fatta di luci e ombre, con eccellenze e situazioni più difficili sulle quali è necessario intervenire.
In questo panorama si inserisce anche il nostro edificio  intitolato al poeta Gabriele d’Annunzio: costruito negli anni ’60 del secolo scorso, è,  secondo noi,   un’ ottima scuola che vanta molti aspetti positivi ma altri da mettere a posto.
In tutte le classi sono installate da tre anni le lavagne multimediali dette“LIM”,che ci permettono di lavorare in classe senza usare la tradizionale lavagna, in maniera molto innovativa, creativa e coinvolgente. Possediamo un’aula multimediale spaziosa e fornita di un computer per ogni allievo, sebbene qualcuno sia un po’ vecchiotto e andrebbe sostituito. L’innovazione tecnologica ci permette di sperimentare la comunicazione web, realizzata attraverso un giornalino pubblicato on-line.
Ma la cosa che a noi studenti più piace è l’aria che si respira nella nostra scuola, un’aria piena di coinvolgimento, di avventura di bellezza  grazie ai numerosi progetti messi in campo dai nostri insegnanti, come l’attività teatrale , che ogni anno si conclude  uno straordinario  spettacolo e quest’anno vede impegnato il regista Fabio Gandossi, che ci aiuta a recitare.
Un’ altra attività, completamente nuova per la nostra  scuola,  è il progetto di Malta che ha portato  molti di seconda e terza  ragazzi nell’isola di Malta  dove abbiamo trascorso un settimana indimenticabile con i nostri compagni frequentando un corso di inglese, che ci ha aiutato ad approfondire la nostra conoscenza di questa lingua e visitando  tutta l’isola e la capitale La Valletta.
Dietro queste  grandi risorse, c’è, tuttavia, l’altra faccia della medaglia che è quella meno attraente:le pareti  sono di un verdognolo spento e scrostato  che intristisce;   i bagni sono vecchi;  il cortile  sembra abbandonato;  il cancello dovrebbe essere riverniciato e leggermente ampliato; i bagni  la palestra, gli spogliatoi   necessiterebbero di una completa ristrutturazione.
E’ vero, i difetti  sono tanti, però resta pur sempre una  scuola ottima e  soprattutto  moderna, che promuove la crescita di ognuno di noi.

UN POMERIGGIO AL VITTORIALE

15 maggio 2014
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di Diana Costantini

Vittoriale

Il pomeriggio del giorno 6 maggio io ed altri dieci ragazzi della mia classe siamo stati in visita al Vittoriale Degli Italiani, l’ultima dimora di Gabriele D’Annunzio.

L’idea è partita dalla nostra insegnante, alla quale è sembrato potesse essere utile ed interessante farci fare un giro turistico dopo aver studiato la storia del poeta in letteratura, per poter percepirne maggiormente ideali, stile di vita, concezioni religiose e politiche che caratterizzano il suo mondo così particolare ed unico nel suo genere.

Siamo stati accompagnati dalla madre di una nostra compagna, che ci ha fatto da guida e ci ha illustrato la storia di ognuna delle stanze. Si concepisce subito, già all’entrata, come l’artista ci tenesse a conservare al meglio ed arricchire la propria vita di sfarzo e di cultura; lo si capisce dall’elevatissima quantità di libri contenuti nella casa, 33000 in tutto. Le pareti sono arricchite da stoffe pregiate di oro e porpora, particolari argentati attorniavano gli stipiti delle porte, innumerevoli statue in marmo e dipinti rendevano l’atmosfera ancor più cupa e misteriosa. Ci è stato raccontato sin dall’inizio che Gabriele D’Annunzio si considerava una personalità forte, celebrava il culto della sua persona, era eccentrico, stravagante, dotato di una grandissima autostima.

Ogni stanza focalizza l’attenzione, si nota la spiccata mescolanza tra ciò che è sacro e ciò che è profano. Sui muri si possono osservare spesso alcune delle frasi citate nelle sue poesie, anch’esse scritte in oro. I tavoli in legno portano ancora i suoi oggetti personali, quali: occhiali, libri, bottiglie di acqua naturale personalizzate e confezionate appositamente per lui …

I divani e i letti sono tutti molto bassi, piccole sono le porte che portano da una stanza all’altra per costringere gli ospiti ad abbassarsi per entrare e quindi ad inchinarsi al suo cospetto.

Sono numerosi i gingilli, le statue e le fotografie della sua musa ispiratrice, Eleonora Duse la quale, insieme alla madre del poeta, sarebbe stata l’unica donna ad averlo amato e capito veramente.

Lo spiccato contrasto tra la cupa e buia atmosfera delle camere e il bagliore fioco della luce del sole che filtrava attraverso le vetrate colorate, aumentava il senso di smarrimento.

All’interno dell’abitazione sorgono, appesi al soffitto, svariati oggetti risalenti all’epoca dell’aviazione, eliche di elicottero, parti di aerei, volanti di aeroplani.

Tutto appare grande, ricco e “strano”.

Abbiamo avuto modo di sgranchirci le gambe quando siamo scesi nel giardino. E’ immenso e verdeggiante. Sorgono altissimi alberi e ampi burroni, scorrono numerosi ruscelli d’acqua e da qualche parte si intravedono delle piccole cascate.

Siamo saliti sul resto della nave militare posizionata su un’altura in mezzo al verde, essa si è trasformata successivamente in piccolo museo nautico al suo interno.

Abbiamo visto il mausoleo e la tomba del poeta, che si trova sul punto più alto dell’intera struttura, da lì sopra si può osservare il lago.

Abbiamo corso, riso e scherzato. Saremmo potuti rimanere là per altre ore ad ammirare le bellezze che ci circondavano.

E’ stata una bellissima esperienza, credo di aver appreso maggiormente da questa visita.

Nessuno meglio dei miei compagni avrebbe potuto rendere così magica una tale avventura. Inutile nascondere che ne sono rimasta entusiasta.

Adesso ho inteso veramente ciò di cui si parla quando si tratta di Gabriele D’Annunzio.

Non esiste personalità che lo possa eguagliare, egli è unico in tutto e per tutto!!

PRESTO IN SCENA IL LAVORO DEL LABORATORIO TEATRALE

5 maggio 2014

A cura degli alunni della 3^ A

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Dal 10 al 20 maggio all’Auditorium Paolo Ceccato, presso l’Istituto tecnico commerciale Cesare Battisti di Salò, si terrà la terza rassegna teatrale delle compagnie scolastiche salodiane. La rassegna Teatralò, voluta dalla Dottoressa Marina Bonetti, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Salò, viene ogni anno coordinata dal Professor Marco Basile.

Il primo spettacolo previsto in cartellone per sabato 10 maggio è Sogno di una notte di mezza estate  realizzato dal laboratorio teatrale della Scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Salò. Il testo messo in scena è stato liberamente tratto dalla celebre commedia shakespeariana dal regista gardesano Fabio Gandossi che, con la collaborazione di alcuni insegnanti della scuola, ha diretto gli 88 studenti delle classi 1A, 2A, 3A e 2B del corso prolungato suddivisi nelle sezioni di recitazione, musica, ballo, scenografia e costumi.

La coreografia dello spettacolo è stata curata dall’Art Studio Danza di Antonella Mandanici, mentre il trucco e parrucco sono stati affidati al Centro di formazione professionale Educo di Brescia.

Si tratta di collaborazioni  particolarmente significative, perché sintomatiche della capacità  di costruire una rete scuola-territorio in grado di cooperare e collaborare per realizzare finalità comuni, a beneficio di tutta la scuola e degli stakeholders.

La vicenda del Sogno di una notte di mezza estate, nato dal genio di William Shakespeare, intreccia abilmente i destini di molti personaggi eterogenei: il duca di Atene in procinto di sposare la regina delle Amazzoni, quattro giovani innamorati confusi e in conflitto tra loro, una compagnia di grossolani e sgangherati artigiani-attori, il re e la regina delle Fate più che mai litigiosi e capricciosi. In uno scenario magico e incantato le storie e i destini degli uomini si mescolano a quelle degli elfi e delle fate, trasportando lo spettatore in un mondo sospeso tra il sogno e la realtà.

L’appuntamento è dunque per il 10 maggio alle ore 20,45 in attesa di assistere a questa originale riduzione teatrale ricca di magia, equivoci, sberleffi e colpi di scena.

PESCIOLINO ROSSO

26 aprile 2014
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Il giorno venerdì 28 marzo la nostra classe, insieme ad un’altra terza dell’istituto ha assistito ad un incontro con i responsabili di una fondazione intitolata “Ema Pesciolino Rosso”. Il signor Bertasio ed il signor Giampietro Ghidini sono venuti ad illustrarci il progetto che intende portare avanti la loro associazione, della quale lo stesso Ghidini è il fondatore.

FONDAZIONE PESCIOLINO ROSSO

di DIANA COSTANTINI

La storia di “Ema Pesciolino Rosso” parte da lontano, da un evento che il 23 novembre 2013 ha lasciato nei cuori della gente un enorme vuoto incolmabile: Emanuele, figlio sedicenne di Giampietro, era un ragazzo come tanti altri, sempre sorridente e con tanta voglia di vivere. Una sera, durante una festa di compleanno, degli amici più grandi l’avrebbero convinto ad assumere una cospicua dose di droga sintetica.

Ema, come lo chiamavano i più cari, non aveva mai fatto uso di stupefacenti in vita sua, ma quel giorno il suo corpo non ha retto e la sostanza si è rivelata fatale.

Finita la festa, Emanuele ha cominciato a perdere il controllo, a correre da una parte all’altra della strada, e si è tuffato nel fiume. L’impatto è stato decisivo, non c’è stato modo di fermarlo.

Ema è morto all’istante. Il suo corpo è stato ritrovato tre giorni dopo l’accaduto e la notizia si è diffusa presto sui giornali e in televisione, tutta Italia ha saputo della sua storia.

Il signor Giampietro ci ha raccontato di aver fatto un sogno poche notti dopo il grande lutto: ha sognato di immergersi nel fiume e cercare Emanuele in mezzo alle sue acque. A notte fonda, quando si è svegliato ha capito all’istante ciò che doveva fare: creare un’associazione, la quale si occupasse dei giovani, del loro futuro, li aiutasse nell’intento di trovare lavoro per neolaureati e diplomati.

Questo è ciò che ci è stato esposto da Giampietro.

Egli ha poi passato la parola al suo compagno Bertasio, nei cui occhi abbiamo letto commozione e amarezza.

Lui ci ha spiegato l’importanza dello sport in questo periodo di crescita; attraverso di esso abbiamo la possibilità di relazionare con gli altri, crearci degli interessi che ci distraggano da qualsiasi strada errata e ci riportano ogni volta sulla retta via.

Possiamo accedervi grazie al loro aiuto, contattandoli riusciamo a ricavare tutte le informazioni che ci interessano ed introdurci nel mondo dello sport.

Durante l’incontro, però, non sono mancati i momenti di commozione. Ci hanno inizialmente fatto ascoltare una canzone molto bella, “Lasciami volare” scritta da Giancarlo Prandelli in memoria di Emanuele.

Il brano racchiudeva dentro di sé il significato dell’essere adolescenti, delle difficoltà alle quali si va incontro in questo periodo e di quanta sia la necessità per noi ragazzi di essere compresi e amati anche quando commettiamo degli sbagli nel momento che, come dice la canzone, ci sentiamo liberi e vorremmo volare a tutti i costi.

Abbiamo successivamente assistito alla visione di un film molto toccante. Si chiamava “Sbirri”, è uscito nel 2009, diretto ed interpretato da Raul Bova.

Ci è sembrato incredibile come quel lungometraggio potesse rispecchiare, se non descrivere esattamente la storia della famiglia Ghidini: una giovane coppia di coniugi perde il figlio di sedici anni a causa di una pasticca di extasi.

Abbiamo pianto nel vedere la disperazione di questi genitori immaginando di attribuirla al papà e alla mamma di Ema, i quali avranno trascorso momenti devastanti.

Terminato il film, erano ben visibili sui nostri volti le lacrime.

Il signor Giampietro ci ha in seguito trasmesso dei messaggi fondamentali per condurre un’adolescenza serena, per evitare di commettere gli errori che, ahimè, ha commesso Emanuele: evitare l’omertà di fronte ad atti di bullismo, di non rispetto verso gli altri ragazzi o casi in cui uno di noi fa male o si fa del male, va incontro a dei guai, seri pericoli…Ecco evitare in ogni modo di non parlare, avvertire qualcuno.

Ha sottolineato l’essenzialità del dialogo in famiglia. In fondo, è vero che noi tendiamo spesso ad isolarci a causa di internet, del computer e soprattutto del nostro cellulare che ci tiene legati 24 ore su 24, non riusciamo di conseguenza a creare dei dialoghi, dei legami fondamentali con le persone che ci sono accanto e che ci vogliono bene: primi su tutti i nostri parenti.

Una delle cose che mi ha colpito di ciò che ha detto è che le sostanze stupefacenti provocano sì sensazioni piacevoli in un primo momento, ma se ci pensiamo sono tutte emozioni finte, artificiali, elaborate più dal cervello che dal cuore. Le emozioni vere sono le nostre, quelle che derivano da un sorriso che regali e che ti viene regalato, dai bei gesti che la gente fa nei tuoi confronti, dalle risate durante una passeggiata all’aria aperta in compagnia, con la famiglia, per esempio.

C’è una cosa che chiedono spesso a Giampietro: “Perché la fondazione si chiama Pesciolino Rosso?”

Lui ci ha raccontato a questo proposito una storia molto carina, dandoci anche la risposta a questa ricorrente domanda: a Villanuova, dove vive la famiglia Ghidini, nel giardino della loro casa c’è da sempre un laghetto con dei pesciolini rossi che sguazzano. Circa dieci anni fa, Emanuele si accorge che uno dei suoi pesciolini era in fin di vita, galleggiava sull’acqua come morto. Il papà Giampietro ci impiegò del tempo per convincere il bambino di sei anni a portare il pesce al fiume cosicché potesse riprendersi. A quel punto Ema e il suo papà mettono la creatura in un sacchettino con dell’acqua. Improvvisamente il pesciolino sembra essersi ripreso e torna a sguazzare felice in acqua.

Ma un’anatra che passava da quelle parti è riuscita immediatamente a prenderlo nel becco e a portarlo via. Ema era arrabbiato ma Giampietro non è riuscito a trattenere le risate.

Da quel giorno Ghidini non è più riuscito a dimenticare il loro pesciolino rosso, soprattutto perché quella sera del 23 novembre Emanuele si è gettato esattamente dallo stesso punto in cui dieci anni prima lui e il suo papà avevano portato il pesce.

Giampietro ha voluto poi dedicare dieci minuti alla lettura di una lettera che aveva scritto pochi giorni dopo la morte del suo ragazzo.

Mi ricordo ancora come inizia: ”Ema, mio amato…” Già dalle prime righe ho capito che si trattava di una lettera profonda, nella quale aveva espresso tutto quello che un padre avrebbe sempre voluto dire al proprio figlio.

Quella lettera mi ha fatto riflettere, mentre leggeva ho potuto osservare nei suoi movimenti una certa bontà d’animo, accompagnata dalla sofferenza inflitta dal segno indelebile di un tragico evento.

Qualche volta il silenzio veniva delicatamente interrotto dal rumoreggiare dei pianti degli studenti, ormai quasi inevitabili.

In quel momento ci ha regalato un pezzo della loro storia, ci ha donato la possibilità di sentirci più vicini ad Ema, anche se non tutti lo conoscevamo.

Questo incontro mi è servito forse a sensibilizzarmi maggiormente di fronte a certi eventi.

Credo che Giampietro insieme ai suoi compagni di viaggio stia facendo una cosa bellissima per i giovani ed il loro destino.

Egli ha perso un figlio, ma credo che ne abbia guadagnati altri cento: tutti i ragazzi che in un modo o nell’altro stanno difendendo questa causa, stanno supportando il suo viaggio.

Alla fine di questo incontro Giampietro si è commosso e ha detto con gli occhi lucidi di volerci bene.

Io non ho potuto non credergli.

Stimo il coraggio di un padre di reagire alla perdita del proprio figlio in tal modo.

Lo ringrazio dei preziosi insegnamenti.

Ma lo ringrazio, soprattutto, perché oggi sento la presenza di Emanuele in mezzo a noi, la quale ci invita ad amare tanto la vita, e a tenerla stretta, perché è un sogno fugace.

AMICI13: UNA NUOVA AVVENTURA PER NUOVI TALENTI

26 aprile 2014
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È iniziato da poco Amici13,  il Talent Show che raccoglie i giovanissimi talenti di ballerini e cantanti provenienti da tutta Italia.

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Di Ilaria Benedetti &Alessia Sarti

Amici è il  talent show condotto da Maria De Filippi il sabato alle 21.10 su Canale 5  e giunto ormai alla tredicesima edizione.   Per tutta la settimana va, invece in onda su Real Time  la striscia quotidiana registrata e condotta da Luca Zanforlin, che mostra i momenti più importanti della giornata.
Questo talent è una scuola a cui partecipa una classe di circa venti alunni, appositamente scelta, con ragazzi tra i 18 e i 25 anni che aspirano a diventare cantanti, ballerini di jazz, hip hop e danza classica.
Dalla dodicesima edizione è presente anche la categoria rap. I concorrenti seguono per tutto l’anno lezioni di varie materie con i relativi insegnanti. Sono ripresi dalle telecamere e nel corso dell’anno soggiornano in un albergo.
Il programma è diviso in due fasi: la fase iniziale, da ottobre a gennaio, in cui le capacità artistiche degli aspiranti professionisti vengono perfezionate e giudicate. La fase finale, da marzo a maggio, in cui l’avanzamento dei finalisti è totalmente affidato al televoto.
A giudicare l’idoneità dei concorrenti alla fase finale del programma, viene chiamata una commissione di esperti , mentre per la dodicesima c’è una commissione esterna rappresentata quest’anno da Gabry Ponte, Sabrina Ferilli e Luca Argentero.
I ragazzi, che grazie ad alcune selezioni, hanno raggiunto la parte serale, sono stati divisi in due squadre: la squadra blu e la squadra bianca.
La squadra blu è capitanata da Miguel Bosè, il famoso attore e cantante, ed è composta da cinque cantanti e tre ballerini. I cantanti sono Sara, Giada, Nick, Denny, Alessio (che canta nella band dei “Dear Jack”). I ballerini sono Christian, Giacomo e Oscar.
La squadra bianca è capitanata da Moreno, il giovane vincitore della scorsa edizione di Amici, ed è composta da quattro cantanti e quattro ballerini. I cantanti sono  Deborah, Paolo, Miriam e Pasquale ( il cantante della band dei “Carboidrati”).  I ballerini sono  Federica, Lorenzo, Vincenzo e Knef.
Aspettiamo con ansia di vedere cosa succederà nelle varie puntante e chi si aggiudicherà il titolo di vincitore.

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