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LE LEVE DEL PRESIDENTE RUSSO PUTIN IN UCRAINA

30 maggio 2014
by

Di Nicolò Benedetti & Egidio Maffezzoni

Nella parte orientale dell’Ucraina, regione filorussa,  continuano le proteste contro il governo di Kiev. Il presidente russo per ora non vuole invadere, ma potrebbe ottenere  quello che vuole in altri modi.

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Usa, Russia, Unione Europea  e Ucraina si sono incontrate  il 17 aprile a Ginevra, in Svizzera,  per trovare
una soluzione alla crisi in corso nell’ex repubblica sovietica. L’incontro è stato preceduto da un’intensa conversazione telefonica tra  il presidente Usa Barack Obama e Putin. L’inquilino della Casa Bianca aveva  chiesto al
presidente russo di ritirare i soldati dislocati a pochi chilometri dall’Ucraina e di usare la
propria influenza per convincere gli attivisti filo-russi ad abbassare le armi.   Poche ore prima del meeting, invece,  il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato in diretta televisiva che i leader di Kiev stanno portando il loro paese nell’abisso e che la Russia ha annesso la Crimea in parte per rispondere all’espansione della Nato nell’Est Europa. Negli ultimi giorni la tensione in Ucraina ha raggiunto un nuovo apice: la situazione è particolarmente grave a Kramatorsk e a  Mariupol, sul mar d’Azov.  Il segretario generale della NATO  ha detto che l’Alleanza atlantica rafforzerà la presenza militare in Europa orientale, ma un intervento diretto non è previsto. La decisione di inviare forniture militari all’Ucraina (paese non-Nato) spetterebbe ai governi degli Stati membri, sulla base di accordi bilaterali con Kiev.

I fattori che ora caratterizzano la crisi ucraina sono tre:

1. l’intensificarsi delle proteste contro il nuovo governo di Kiev nell’Est del paese, a maggioranza russofona. La spaccatura tra l’Ovest, dove si concentrano i filo-europei (e in parte russofobi), e l’Est, popolato in maniera rilevante da abitanti di etnia russa, è sempre più evidente. Kiev e Mosca si accusano a vicenda di fomentare le proteste.

2. La presenza di truppe russe al confine orientale;

3. l’aumento del prezzo del gas naturale voluto da Mosca e il possibile taglio delle forniture energetiche russe. Quest’ultimo sembra essere il nodo più caldo.  Il gas naturale costituisce il 46% del consumo di energie
primarie dell’Ucraina, seguito dal carbone (28% circa) e dal nucleare (18%). Nel 2013 l’Ucraina ha consumato 50.4 miliardi di metri cubi di gas, di cui 26 miliardi sono stati acquistati da Gazprom, il gigante energetico russo legato al Cremlino.  Mosca ha alzato di ottantuno punti percentuali il prezzo del gas venduto all’ex repubblica sovietica, che ha
raggiunto i 485.50 dollari per mille metri cubi, cifra esorbitante che Kiev non è disposta a pagare. Prima della deposizione del presidente Viktor Yanukovich, questa ammontava a 268.50 dollari per mille metri cubi. Il prezzo era frutto di uno sconto concesso dal Cremlino in cambio del rifiuto di Yanukovich di firmare l’accordo di associazione con l’UE.  Mosca ha, quindi, messo in atto “un’aggressione economica” contro un  paese, profondamente in difficoltà.

 La minaccia di una guerra civile, di un intervento armato russo e della guerra economica con Mosca sono, dunque,  le molle su cui fa forza  di Putin per impedire all’Ucraina di scivolare a Ovest. Il Cremlino può sfruttare e sostenere l’attivismo dei russofili per rafforzare il suo potere negoziale con Kiev.

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