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ESPERIENZA DI VITA A CALCUTTA

5 aprile 2014
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Il continente indiano, che occupa la parte centro meridionale dell’Asia, è una terra di immense bellezze, forte spiritualità e grande avventura.

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di Anna Fusato e Valeria Ravera

Vivere in India vuol dire partecipare ad uno stile di vita completamente differente da qualsiasi tipo di esperienza avuta in Occidente. La vita, specialmente nelle aree urbane, è davvero caotica e i compiti più banali possono diventare spesso delle vere avventure! Insomma, in India niente è scontato. Suoni, colori, odori pervadono i sensi e solo chi ci è stato può capire davvero.

Con l’inizio degli anni ’90, l’India ha inaugurato un periodo di crescita economica. Tuttavia permane da parte dello Stato indiano l’incapacità di far arrivare la ricchezza alle fasce più deboli e povere della popolazione, portando, negli ultimi 5 anni, addirittura ad un considerevole aumento della disparità di redditi.

Abbiamo deciso di intervistare la signora Cristina Bonomi che dal 30 ottobre al 23 novembre 2013 è stata in India nella città di Calcutta per vivere un’ esperienza di  volontariato.

Salve signora, perché ha deciso di andare a Calcutta?

“Tutto è nato in luglio quando mia sorella Stefania mi ha chiesto: “Mi piacerebbe andare a Calcutta, vieni con me?”; io credo che questo invito sia stato come un messaggio speciale del cielo, credo che queste occasioni siano risposte alle preghiere, credo che Dio ci parli così, mandandoci persone, opportunità che a volte possono anche cambiare la vita.

Nella vita mi è capitato spesso di ricevere questi tipi di messaggi, si nascondono nella quotidianità, infatti bisogna fare molta attenzione a non farseli sfuggire…

Ho deciso di partire subito, ho pensato che sarebbe stato fantastico prendermi del tempo per aiutare i più poveri tra i poveri, sulle orme di Madre Teresa…”

Cosa faceva a Calcutta?

“Di solito ci svegliavamo alle 5:05, dopo una camminata di 35 minuti arrivavamo alla MATHER HOUSE, la casa di Madre Teresa dove c’era la S.Messa, il rosario accanto alla tomba di M.T. e colazione offerta dalle suore, banana, pane e Chai, una bevanda tipica indiana fatta da latte e thè.

La mattinata  trascorreva in uno dei 7 istituti fondati da Madre Teresa, dove insieme a volontari di ogni età e provenienti da ogni parte del mondo, assistevo bambine con gravi handicap fisici e mentali, le lavavo, le facevo giocare, facevamo fisioterapia, le imboccavo, uno solo dei loro sorrisi mi ripagava  della fatica e delle difficoltà quotidiane.

Durante il pomeriggio con mia sorella andavo nelle baraccopoli di Calcutta, là si chiamano SLUM, sono delle vere e proprie città nella città, la gente più povera, spesso profughi provenienti anche da paesi in guerra vicini all’India, costruiscono sulle discariche della città catapecchie fatte da quattro pali di bambù e un telo di plastica come tetto. Ogni baracca misura circa 4-5 mq e in ogni baracca vivono circa 6-8 persone, senza luce, solo una candela, senza acqua, senza fogne….”

Negli slum cosa facevate?

“Abbiamo comprato delle coperte e dei maglioncini per i bambini delle famiglie più povere, con una borsa piena di medicamenti e medicinali curavamo i bambini e tutte le persone che avevano bisogno di aiuto. C’erano molti bambini morsi da topi, durante la notte i topi affamati girano tra le baracche e spesso mangiucchiano i più piccoli, così hanno infezioni che se non si curano possono anche diventare molto gravi. Molti bambini avevano bisogno di antibiotici per infezioni agli occhi o alle orecchie, senza queste medicine sarebbero diventati molto probabilmente cechi o sordi.

Durante i tragitti a piedi a Calcutta ho conosciuto tante famiglie che non riescono nemmeno a trovare un posto negli slum e sono costretti a sopravvivere sui marciapiedi della città, e farlo non è come dirlo….Mangiare, giocare, fare i propri bisogni, lavarsi, dormire, tutto su un pezzo di marciapiede tra strade rumorose e caotiche. Queste sono le situazioni più terribili, dove i più deboli, i bambini, sono soggetti purtroppo a violenze e sfruttamenti”.

Cosa le ha insegnato questa esperienza?

“Difficile da raccontare con poche parole, anche perché spesso le emozioni così forti non si riescono a spiegare, bisogna solo provare…Credo di aver avuto conferma che è molto più gratificante dare che ricevere, capite cosa intendo? A Calcutta ho imparato che qui in Occidente, nei paesi ricchi come il nostro siamo stressati, perché abbiamo troppo, diventa un problema fare o ricevere un regalo, perché ormai abbiamo tutto, mentre a Calcutta come in tante altre zone del mondo, manca il necessario. Durante il mio viaggio è anche cambiata la mia visione del “necessario”: per i bambini poveri a Calcutta spesso non è necessario, come per noi,  avere un gioco o un vestito, e non intendo un vestito firmato o la play station, ma è necessario un qualsiasi vestito per potersi coprire se fa freddo. La cosa che vi sorprenderà di più però è che in questo viaggio ho avuto la prova che “le cose materiali” non fanno la felicità, cosa che si dice spesso, ma non si capisce fino in fondo…I bambini che ho incontrato e con cui ho vissuto non avevano niente, ma erano molto più felici dei bambini che mi circondano qui. Quindi è inutile cercare la felicità in cose superflue.”

 Tornerà a Calcutta?

“Sicuramente si! Sto già programmando il prossimo viaggio. Una parte di me è sempre là, ogni giorno sono in contatto grazie a skipe e whats app con gli amici volontari che sono ancora a Calcutta e così ci teniamo in contatto sui progressi raggiunti  sia là che qua.

 Con altri volontari abbiamo fondato una ONLUS , si chiama Insieme per mano, abbiamo creato un progetto per i bambini di strada di Calcutta. Dovete sapere che in India con poco si può fare moltissimo e soprattutto con poco si può fare la differenza nella vita di alcuni bambini.  Abbiamo affittato una casa dove presto accoglieremo alcuni bambini abbandonati che vivono in strada e li aiuteremo iscrivendoli a scuola, sostenendoli con affetto nella crescita, fino a quando saranno grandi ed indipendenti. “

E’ un’esperienza che consiglierebbe?

“Certo, quanto vorrei che la provassero tutti, soprattutto i giovani, credo che sia un’opportunità di crescita enorme. In questo viaggio ci sono stati tanti momenti di difficoltà e di sconforto, la povertà era così radicale che a volte mi sovrastava…Grazie al cielo, alla speranza e alla gioia di molte persone conosciute a Calcutta ora ho solo bei ricordi, un sorriso bastava a superare ogni cosa  .”

Siamo molte colpite da ciò che ci è stato raccontato perché anche se si conoscono le condizioni in cui vivono alcuni popoli del terzo mondo è sempre molto scioccante sentirlo raccontare da chi ha visto direttamente ciò che racconta.

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