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VOCI CONTRO LA GUERRA

22 marzo 2014
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Tanti gli uomini che nel mondo hanno lottato contro la guerra, denunciandone le sue atrocità nelle loro opere e attraverso le loro azioni.

bandiera-pace

Di Giulia Corona

La guerra è sempre esistita, però, con il passare del tempo,  la modernizzazione delle tecnologie e della società, le sue caratteristiche sono cambiate: oggi viene combattuta più che altro da bande irregolari di militari, paramilitari e mercenari; scoppiano per motivi religiosi, etnici, nazionalisti e di separatismo all’interno dei vari Stati e si arriva anche all’intervento di Paesi esterni. La vittima è sempre la popolazione civile e spesso donne e bambini. La Pulizia etnica (lo sterminio di una minoranza), il genocidio (l’eliminazione di un popolo) e lo stupro di guerra (la violenza sulle donne) sono espressioni che descrivono questo vocabolario. A “combattere” queste terminologie, ci deve essere l’ingerenza umanitaria, ossia il diritto di intervenire nei conflitti interni per fermare il massacro.

Le guerre scoppiano anche perché su di esse si investe, il potere di chi le guida si accresce e non manca la “voglia” di controllare materiale strategico, come è accaduto per i conflitti dell’Iraq di Saddam Hussein, combattuti per l’oro nero.

Nel mondo ci sono uomini che hanno lottato contro la guerra: Gandhi, detto “grande anima” che ha combattuto  per l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna; Martin Luther King, che ha lottato contro la segregazione razziale dei neri negli Stati Uniti; Nelson Mandela contro l’apartheid in Sudafrica.

Un poeta importate del Novecento, che ha scritto e visto con i propri occhi la guerra era Giuseppe Ungaretti. Nacque nel 1888 in Egitto, luogo di cui lo appassionava il deserto, che gli lascia l’idea dell’immensità degli spazi. Dal 1912 si trasferì in Francia (dove venne attratto dall’architettura e allo stesso tempo venne a contatto con le avanguardie artistiche novecentesche) e partecipò alla Prima guerra mondiale come soldato semplice.

Subito comprese l’inutilità di essa, che porta anche ad una degradazione fisica per la mancanza di igiene e cibo nelle guerre di trincea.

Cominciò a scrivere raccolte di poesie: Il porto sepolto del 1916 e Allegria dei naufragi del 1919, confluite poi nell’Allegria del 1931.

Altre sue opere sono: Sentimento del tempo, Il dolore del 1947 e Vita d’un uomo del 1969.

Tra gli argomenti trattati da queste poesie, mi è piaciuto Il dolore: il poeta “mescola” il dolore per la morte del figlio Antonietto di soli nove anni, con il dolore causato dalla Seconda guerra mondiale. Le poesie da noi analizzate sono: Soldati, Fratelli e Veglia.

Di Bertolt Brecht, un drammaturgo tedesco, abbiamo imparato due sue poesie, che adesso scriverò:

La guerra che verrà

La guerra che verrà

 non è la prima. Prima

ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima

c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente

 faceva la fame. Fra i vincitori

 faceva la fame la povera gente

egualmente.

Generale, il tuo carro armato

Generale, il tuo carro armato

 è una macchina potente,

spiana un bosco e sfracella cento uomini.

Ma ha un difetto:

 ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido di una tempesta

 E porta più di un elefante.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un carrista.

Generale, l’uomo fa di tutto,

può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.

Per quanto riguarda Ungaretti, la poesia che mi ha colpito è stata Veglia. Si percepisce la durezza con cui il poeta descrive una nottata “buttato” accanto al corpo di un suo compagno morto, descrivendone il suo aspetto. L’ultimo verso è molto profondo: “Non sono mai stato tanto legato alla vita”.

Una caratteristica originale nel modo di scrivere di Ungaretti è l’assenza totale di punteggiatura. È impossibile non mettere un punto, una virgola!

Secondo me la guerra non serve a niente. Ci saranno sempre persone “attratte” dal conflitto perché vorranno combattere il nemico.

La giornata della memoria, il 27 gennaio, serve proprio a ricordare cosa l’uomo è arrivato a fare.

La pace è migliore. Essere tutti generosi e amici è bello.

Speriamo che eventi come il fascismo in Italia, il nazismo in Germania, le due guerre mondiali e tutti i conflitti ancora in corso di svolgimento (ad esempio tra palestinesi e israeliani, il cui massacro è attivo dal 1948 o quello tra India e Pakistan per la regione condivisa del Kashmir), finiscano e non si ripetano più.

Se oggi dovesse scoppiare una nuova guerra, ci sarebbe lo sterminio totale! Nessuno sopravviverebbe tra le armi ad alta tecnologia (come le armi nucleari) e quelle leggere (pistole, mine antiuomo).

Penso che il fatto più devastante del Novecento sia stato l’Olocausto.

Hitler, un austriaco che aveva tentato di prendere il potere a Monaco nel 1923, è stato un uomo spregevole, ingiusto e il suo pensiero scorretto, perché al mondo esiste un’unica razza, non gli ariani e quelli di razza inferiore.

Anche in Italia sono avvenute discriminazioni e persecuzioni con Mussolini e i Fasci di Combattimento, fondati da lui stesso il 23 marzo 1919 e lo squadrismo. Ha promosso leggi contro gli ebrei (le cosiddette “leggi razziali” del primo settembre 1938): gli ebrei non potevano sposarsi o essere a contatto con gli italiani, lavorare e frequentare le scuole pubbliche.

Verso tutti gli uomini che hanno fatto del male a persone innocenti provo un odio profondo, anche perché, da quello che mi ha detto mia nonna, il mio bisnonno è stato picchiato in carcere perché era un antifascista.

Ma come si fa ad uccidere un uomo, a fargli del male, a mandarlo nei campi di lavoro solo perché considerato “diverso”?

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