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SITUAZIONE GRAVE IN UCRAINA

1 marzo 2014
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Di Elisa Silvestrelli e Valentina Brando.

La popolazione ucraina è divisa in due schieramenti opposti per quanto riguarda l’entrata nell’ UE: una parte dei cittadini è favorevole, l’altra no; sono sfavorevoli soprattutto gli abitanti che vivono ai confini con la Russia.

Il governo ucraino aveva chiesto di entrare a far parte dell’UE, ma pochi giorni prima della ratifica ha cambiato idea: l’Ucraina importa il petrolio dalla Russia e le rivende i suoi prodotti; entrando però a far parte dell’UE, la Russia non  avrebbe più dato petrolio e non avrebbe più comprato i suoi prodotti. Allora il governo ha scelto di non aderire all’entrata nell’Europa per non perdere i commerci con la Russia.

Assorbita dalla crisi del debito, dalla lotta per la crescita e contro la disoccupazione, dalla gestione del suo ingrandimento, l’Unione si è dimenticata di avere una grande forza d’attrazione.

Per i popoli che non beneficiano dello Stato di Diritto l’Europa simbolizza la speranza della libertà, della democrazia e della modernità.

Questo è sicuramente il messaggio che ci indirizzano le migliaia di Ucraini che manifestano e muoiono sulle piazze di Kiev e di altre città ucraine dopo che il presidente Ianoukovitch ha rotto le negoziazioni con L’UE una settimana prima della firma dell’accordo.

Il governo di Kiev non fa mistero del ruolo giocato dalla Russia in questo voltafaccia.

Le dimostrazioni a Kiev e nell’ovest del paese e l’assenza di manifestazioni a sostegno del presidente nella parte orientale russofona del paese , mostrano che per la maggior parte dei cittadini ucraini la cooperazione deve essere fatta con UE piuttosto che con il potente vicino dell’est.

La rivendicazione europea ha fatto da catalizzatore a un movimento più profondo in favore di un cambiamento di regime. L’UE deve mantenere la sua offerta per un accordo di associazione. Dovrebbe anche fare conoscere a voce alta che sostiene le aspirazioni europee pacifiche del popolo ucraino.

Nel 1991 il presidente George Bush padre si era recato a Kiev per domandare agli ucraini di rinunciare al loro sogno di indipendenza e di restare con l’Urss. Quattro mesi più tardi l’Urss non esisteva più. Non va ripetuto lo stesso errore. L’Europa non deve e non può perdere questa battaglia.

Abbiamo intervistato una nostra amica ucraina che vive a Brescia per capire cosa prova in questo momento.

“Buongiorno Olga. Grazie per l’intervista.

Come ti trovi in Italia? – E’ un po’ difficile rispondere a questa domanda, perché la vita di ognuno di noi qui è diversa e dipende da tante cose. lo mi trovo bene, mi piace l’Italia, il vostro stile di vita, la vostra cultura. Conosco tante persone che condividono con me quest’emozione e si trovano benissimo in Italia.

Da che parte stai: con i cittadini che vogliono entrare in Europa o con i cittadini che non vogliono entrare? – lo sono nata e vissuta nella parte ovest dell’ Ucraina, praticamente quella dove la gente vuole costruire il paese con la libertà e democrazia e si sente in grado di farlo. Però sono abbastanza realista per capire che per  adesso non siamo ancora pronti per  entrare in Europa con tutti i problemi economici che abbiamo, che ci vuole ancora del tempo per sistemare tutto, ma almeno le prime mosse le stiamo facendo ora.

Come era Kiev prima di tutte queste proteste? – Kiev è la capitale dell’Ucraina, città storica e molto bella. Sono stata tante volta là e ogni volta  ho scoperto qualcosa di nuovo e di più interessante. Ho tanti amici stranieri da tutte le parti del mondo che sono stati a Kiev: tutti sono rimasti meravigliati da questa città e non aspettavano che fosse cosi bella ed elegante.

Secondo te è giusto quello che sta succedendo? – Tutto quello che sta succedendo nel mio paese mi fa preoccupare tantissimo e ancora di più: mi fa male vedere come soffrono i miei compaesani e penso a quanto sia stupida la morte di quasi 100 persone avvenuta un mese fa, gli scontri e l’odio fra i cittadini slavi quando invece siamo tutti della stessa razza e stessa cultura. Non è giusto che dalla Russia arrivino i militari armati con la scusa di proteggere il popolo russo, quando gli ucraini stanchi di essere sotto una dittatura cominciano a ribellarsi per costruire un futuro migliore ai figli.

Perché sei venuta qua?  -lo sono venuta perché mi ha invitata  mia sorella che era già in Italia da un paio d’anni. Invece tante altre donne spesso devono lasciare le loro famiglie per guadagnare qualche soldo. Purtroppo in Ucraina a volte non è facile poter acquistare le cose necessarie che costano (studio per i figli, appartamenti, automobili).

Quindi io sono orgogliosa che per il mio paese i cittadini stiano lottando per  un domani migliore anche rischiando anche la vita.”

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