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SPARATORIA AL QUIRINALE

11 maggio 2013

Domenica 28 aprile alle 11:40  Luigi Preiti, un 49enne disoccupato, spara nella piazza del Quirinale, colpendo 2 carabinieri e una donna incinta

Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

di VITTORIA COTELLI e CLELIA RUSSO

“Volevo mirare ai politici”, queste sono le parole di Luigi Preiti, che domenica 28 aprile alle 11.40, durante la riunione per il giuramento al nuovo Governo, ha sparato contro i carabinieri con 6 colpi di pistola in Piazza Colonna, di fronte a Palazzo Chigi.  Uno dei due, Giuseppe Giangrande, un 50enne, è stato colpito alla gola con due proiettili e ha subito gravi danni al midollo osseo. Preiti ha cominciato ad urlare: «Sparatemi sparatemi», ma poi ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro le forze dell’ordine nella piazza. «Sparava come se fossero birilli», racconta un testimone oculare. È stato fermato dai carabinieri, immobilizzato e trasportato al San Giovanni per una contusione alla testa, dove si trova in stato di arresto.  L’uomo, separato dalla moglie, di professione fa il manovale e da poco tempo aveva perso il lavoro. Non aveva il porto d’armi. L’attentatore non avrebbe precedenti penali, ma in passato avrebbe avuto problemi con la legge. «È apparso freddo e lucido», riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto di Preiti, che appena bloccato ha detto ai militari: «Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio».  I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a Palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso. Vicino alla camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due militari è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza Colonna sono stati bloccati dalle forze dell’ordine, Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto «gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra – continua ancora il testimone -, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi». Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che per la paura si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi. «È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno appena arrivato in piazza Colonna. E ha aggiunto: «Ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il “Palazzo”, come se fosse da abbattere». Un padre e una figlia 11enne erano in piazza e hanno visto tutto: «La gente urlava e piangeva, – racconta il papà – guardavano il carabiniere a terra e urlavano “è morto”, noi ci siamo nascosti dietro la macchina. Avranno sparato una decina di colpi, ho coperto gli occhi di mia figlia».

Alcuni giornalisti nell’imminenza dell’evento hanno azzardato l’ipotesi di un ritorno agli anni ’70, smentito da tutti, in quanto è stato, dopo il susseguirsi delle notizie, considerato un episodio isolato di un uomo “disperato”.

Noi, di fronte a questi eventi, restiamo un po’ attoniti, non perché non sappiamo giudicarli, ma perché non crediamo che in un giorno di “normalità” si possano verificare situazioni simili che diventano di interesse nazionale, anzi mondiale, e che purtroppo provocano dei feriti tra gente comune e soprattutto tra coloro che lavorano nell’istituzione pubblica.

Probabilmente questo gesto compiuto da un uomo “qualunque” ha una motivazione, lontano finora dalle nostre possibili immaginazioni.  Abbiamo pensato che fosse uno squilibrato, ma dalle notizie scopriamo di no. Allora…

Dobbiamo preoccuparci di camminare per strada, di soffermarci a guardare un palazzo o una piazza? Dobbiamo pensare che all’improvviso, durante una gita scolastica, possiamo trovarci spettatori o addirittura protagonisti di un folle gesto?

Preferiamo credere di NO! Preferiamo pensare che questo gesto isolato, sia veramente isolato, e che continui ad esistere e resistere il diritto alla libertà, al lavoro e alla vita.

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