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YES WE CAN!

20 dicembre 2012

immagine obamaObama rieletto presidente negli Stati Uniti.

di VITTORIA COTELLI e CRISTIAN GAETARELLI

Mercoledì 7 novembre 2012 per la seconda volta negli USA è stato rieletto Presidente Obama, una vittoria emozionante non senza polemiche ma segno di una Nazione divisa che finalmente si è ritrovata unita.  “Farò tutto il possibile per finire quello che ho iniziato” è la promessa fatta da Obama, appena rieletto. “Questa vittoria non è un caso, c’è molto lavoro da fare ora…”: con queste parole il Presidente ha ringraziato i suoi elettori in attesa che il sogno continui, gli obiettivi sono tanti in un paese in crisi e sfiduciato.  Alla base del suo mandato ci saranno riforme politico –economiche che spingono su crescita dell’occupazione, la riforma sanitaria per garantire cure anche alle persone meno abbienti, incremento delle tasse (più ricchi, più tasse) per chi guadagna di più con conseguente riduzione del deficit. Obama nella sua campagna al contrario di tutti ha sempre affermato il ruolo importante che deve avere il governo nella creazione di posti di lavoro nel settore privato e nella crescita economica e non solo, ha garantito un appoggio politico su immigrazione, aborto e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sulla scrivania presidenziale dell’Oval Office oltre a questioni interne, ci sono dossier delicatissimi come l’Afghanistan e la promessa di uscire dalla guerra entro il 2014; l’Iran con il problema di come gestire la corsa di Teheran al nucleare, il Medioriente con le questioni legate alla stabilizzazione dei Paesi come l’Egitto, la Libia o la Tunisia o la guerra civile in Siria. Ci sono poi i rapporti con l’Europa che toccano direttamente la questione economica americana attraverso un solo esempio: la crisi dell’UE comporta un espressivo immediato calo delle esportazioni americane verso il vecchio continente che valgono il 30 per cento dell’intero export Usa. Per finire è giusto non dimenticare ciò che Obama ha citato per quanto riguarda le persone con disabilità, l’ha fatto nella frase più importante, quella che richiama il sogno americano, di un Paese nel quale “ non importa chi sei, bianco o nero, ricco o povero, etero o omosessuale, sano o disabile, sei benvenuto”.

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